Archivi per la categoria ‘Sentenze e testi di legge’

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione e i Sistemi Informativi e Statistici
Direzione Generale per la Sicurezza Stradale
Divisione II
Prot. n. 5589 – Uscita
18.09.2013
Alla ONLUS GLOBO Consumatori
Via Cremona, 6
15121 Alessandria
Oggetto:- Apparati Speed Check (Velo OK). Rif. nota e-mail del 17.09.2013.
Con riferimento alla richiesta di delucidazioni qui inoltrata con la nota in riscontro, nel
rinviare a quanto già espresso con nota prot. n. 4295/1012, si comunica quanto segue.
- Omologazione / riconoscimento ministeriale dell’apparecchiatura.
I manufatti in oggetto non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo
Codice della Strada (DLs n. 285/1992) e dal connesso Regolamento di Esecuzione e di Attuazione
(DPR n. 495/1992), e dunque per essi non risulta concessa alcuna omologazione ovvero
approvazione, ai sensi dell’art. 45 c. 6 del Codice e dell’art. 192 c. 2 ovvero c. 3 del Regolamento,
da parte di questa Direzione Generale.
- Utilizzo legittimo della medesima.
L’eventuale impiego come componenti della segnaletica non può essere autorizzato in
quanto i manufatti non sono riconducibili ad alcuna delle fattispecie previste dal vigente
Regolamento.
Allo stato attuale, a parere di questo Ufficio, l’unico impiego consentito è quello che
prevede l’installazione al loro interno di misuratori di velocità di tipo approvato, ovvero quando è
previsto, nell’ambito delle strategie di controllo delle infrazioni, adottate dagli organi di polizia
stradale, un ricorso frequente all’utilizzo di box di contenimento per rilevazioni temporanee,
considerato che anche una collocazione fissa non implica necessariamente un’attività di
rilevamento continuativa; in tali casi si applicano le disposizioni vigenti in materia di controllo della
velocità.
- Strade di eventuale utilizzo.
Nella ipotesi su esposta, i manufatti possono essere installati su qualunque tipo di strada,
con le seguenti ulteriori precisazioni.
- Presidio nel caso di utilizzo mediante apparecchi di rilevamento.
Il presidio è necessario sulle strade urbane di quartiere e locali, ed inoltre sulle strade
urbane di scorrimento ed extraurbane secondarie non individuate dal decreto prefettizio di cui
all’art. 4 del DL n. 121/2002, convertito con modificazioni dalla L n. 168/2002, e successive
integrazioni e modifiche.
Il presidio non è invece necessario qualora ricorrano entrambe le condizioni seguenti:-
- vengano utilizzati dispositivi appositamente approvati per funzionare senza la presenza
degli organi di polizia stradale;
- il rilevamento avvenga su autostrade e strade extraurbane principali, ovvero su strade
extraurbane secondarie e strade urbane di scorrimento individuate dal decreto prefettizio cui si è
fatto cenno.
- Eventuali ostacoli a bordo strada.
Nel caso di installazione a bordo strada, deve essere valutata la possibilità che tali
manufatti possano costituire ostacoli, ancorchè posti al di fuori della carreggiata, e la conseguente
opportunità di proteggerli adeguatamente ai sensi della vigente normativa in materia di dispositivi
di ritenuta.
Si resta a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento.
IL DIRETTORE DELLA DIVISIONE
FM/RS (Dr.Ing. Francesco MAZZIOTTA)

OGGETTO: Installazione dissuasori di velocità. Quesito. Rif. prot. n. 59/12/5CdS Area III del 11.07.2012

Con riferimento a quanto esposto nel quesito in oggetto, si comunica che i manufatti in oggetto non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo Codice della Strada (DLs n. 285/1992) e dal connesso Regolamento di Esecuzione e di Attuazione (DPR n. 495/1992), e dunque  per essi non risulta connessa alcuna approvazione, ai sensi dell’art. 45 c. 6 del Codice e dell’art. 192 c. 3 del Regolamento, da parte di questa Direzione Generale.

L’art. 60 della Legge 29 luglio 2010, n. 120, “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, rinvia ad apposito decreto ministeriale, non ancora emanato, la definizione delle caratteristiche degli impianti da impiegare per la regolazione della velocità.

Poiché i manufatti in questione non possono essere classificati come impianti, in quanto privi di qualsivoglia dispositivo deputato alla specifica funzione, essi probabilmente non potranno neppure essere ricondotti alla futura nuova disciplina che sarà introdotta in attuazione del suddetto art. 60 L. n. 120/2010.

L’eventuale impiego come componenti della segnaletica non può essere autorizzato in quanto i manufatti non sono riconducibili ad alcuna delle fattispecie previste dal vigente Regolamento.

Allo stato attuale, a parere di questo Ufficio, l’unico impiego consentito è quello che prevede l’installazione al loro interno di misuratori di velocità di tipo approvato, ovvero quando è previsto, nell’ambito delle strategie di controllo delle infrazioni, adottate dagli organi di polizia stradale, un ricorso frequente all’utilizzo di box di contenimento per collocarvi un rilevatore mobile, considerato che anche una collocazione fissa non implica necessariamente un’attività di rilevamento continuativa; in tali casi si applicano le disposizioni vigenti in materia di controllo della velocità.

SENTENZA GDP ALESSANDRIA CHE ACCOGLIE RICORSO GLOBOCONSUMATORI SU 9 VERBALI 31-10-12

” ASSICURAZIONI- IL RISARCIMENTO DIRETTO ”

ASSICURAZIONI – ‘’RISARCIMENTO DIRETTO’’
l Decreto legislativo n.209 del 2005 “codice delle assicurazioni private” ha istituito il cosiddetto risarcimento
diretto. A partire dal 1° febbraio 2007, se hai subito un incidente con un altro veicolo che ha causato danni
alle cose trasportate di tua proprietà, al veicolo e/o lesioni non gravi alla tua persona e non sei responsabile
o lo sei solo in parte, ricorda di rivolgerti direttamente al tuo assicuratore che è tenuto a risarcire il tuo
danno.
È però importante capire bene come funziona.
Qui di seguito i casi specifici in cui si può applicare la nuova procedura di risarcimento:
 l’incidente deve aver coinvolto solo due veicoli, entrambi identificati, regolarmente assicurati ed
immatricolati in Italia;
 se uno dei due veicoli (o entrambi) è un ciclomotore, deve essere targato secondo il nuovo regime di
targatura (in vigore dal 14 luglio 2006);
 se sono stati riportati danni fisici, deve trattarsi di danni alla persona con invalidità permanente non
superiore al 9% (quindi lievi);
 la procedura di risarcimento diretto si applica anche se, oltre ai conducenti, sono coinvolte altre persone
che hanno subito anche lesioni gravi (con invalidità permanente superiore al 9%).
La richiesta di risarcimento potrà essere consegnata a mano al tuo assicuratore oppure inviata mediante
lettera raccomandata a/r o a mezzo telegramma, telefax o posta elettronica (a meno che quest’ultimo mezzo
sia escluso dal tuo contratto).
Vi sono però alcuni casi in cui la disciplina dell’indennizzo diretto non si applica:
 quando i sinistri avvengono all’estero;
 quando sono rimasti coinvolti più di due veicoli;
 quando il terzo trasportato subisce un danno che supera il massimale previsto dalla legge; in tal caso il
risarcimento per la quota che eccede andrà richiesto all’assicuratore del responsabile;
 nei casi di sinistri per i quali interviene il Fondo di Garanzia.

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” MENO IRPEF, PIU’ IVA ”

Meno Irpef, più Iva: chi ci guadagna?
Riduzione dell’Iperf, aumento dell’Iva su beni e servizi. È quanto prevede la
legge di stabilità. Quale sarà l’impatto sui redditi degli italiani? Abbiamo fatto i
conti su 4 diverse tipologie di famiglie. I risultati sono sconfortanti.
Il disegno di legge di stabilità ha previsto una riduzione dell’Irpef e, allo stesso tempo, un
aumento dell’Iva. Per l’Irpef, la legge prevede la riduzione di un punto percentuale per i
primi due scaglioni di reddito che attualmente sono tassati al 23% e al 27%. Dal primo
gennaio 2013 diventeranno del 22% per i redditi fino a 15.000 euro e del 26% per redditi
fino a 28.000 euro. Per l’Iva, invece, è previsto l’incremento di un punto percentuale
dell’Iva agevolata al 10% e dell’ordinaria del 21%, che dal primo luglio 2013 passeranno
all’11% e al 22%.
E’ previsto inoltre, già dal 2012, un pesante intervento di taglio delle detrazioni e delle
deduzioni. Infatti, il Governo ha deciso di fissare un tetto massimo di 3 mila euro al totale
delle attuali detrazioni che prevedono il recupero del 19% della spesa. In pratica non
esisteranno più i tetti massimi per ogni tipo spesa, come ad esempio i 4 mila euro per gli
interessi del mutuo. Finirà tutto in una somma unica, che non deve superare i 3 mila euro.
Ma non è tutto: per ogni spesa detribile o deducibile è introdotta una franchigia di 250
euro, vale a dire che se spendi meno perdi l’agevolazione. Fortunatamente la sforbiciata
alle agevolazioni non tocca le detrazioni per i familiari a carico, le spese mediche (che
avranno però la franchigia raddoppiata rispetto al passato), le ristrutturazioni edilizie e le
locazioni.
Facciamo due conti
Come si può vedere dalla tabella, l’effetto della riduzione dell’Iperf sulle tasche delle
famiglie è davvero di pochi spiccioli. Dividendo la cifra complessiva per le 13 mensilità, gli
italiani si ritroveranno in busta paga dai 14 ai 31 euro al mese. Peggio va alle famiglie
monoreddito che continueranno a versare molto più degli altri, senza contare che l’importo
massimo di 280 euro di riduzione Irpef per i redditi superiori a 28.000 euro viene
raddoppiato solo per le famiglie in cui lavorano entrambi i coniugi.
Se poi si considerano anche i tagli a detrazioni e deduzioni, l’effetto sul reddito della
diminuzione dell’Iperf sarà nullo, se non addirittura passivo. In sostanza resterà solo
l’aumento dell’Iva.
Lo stato viola la legge
Lo ripetiamo sempre, la legge 212 del 2000, meglio nota come Statuto del Contribuente,
vieta espressamente che le norme fiscali siano retroattive, proprio per dare certezza del
diritto ai contribuenti. Purtroppo, anche questo Governo ha deciso di derogare lo Statuto,
intervenendo sulle detrazioni e deduzioni retroattivamente a partire dal gennaio di
quest’anno. L’effetto sarà che, la prossima primavera, quando sarà il momento di
presentare la dichiarazione dei redditi, molti dei documenti che abbiamo raccolto per
recuperare qualcosa sul 730 finiranno nel cestino, insieme ovviamente al già poco che ci
permettevano di recuperare.
La leggerezza con la quale non si rispetta lo stato di diritto è aggravata dall’effetto a
cascata che una manovra del genere ha nei confronti degli evasori fiscali, infatti, sarà
sempre più facile cadere nella tentazione di pagare in contanti senza fattura nella
prospettiva di spendere un po’ meno, a fronte di alcun ritorno in sede di dichiarazione dei
redditi.

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”ACQUA POTABILE”

ACQUA POTABILE: I PARAMETRI DI QUALITÀ E LE DEROGHE
L’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case è una risorsa controllata, sicura, economica, o perlomeno
così dovrebbe essere per tutti i cittadini. Regole e definizioni sull’argomento sono state  fissate da alcuni
decenni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha stabilito delle linee guida sui parametri di
qualità poi recepite dall’Unione Europea. Attualmente la legislazione vigente in Italia (D.Lgs. 2 febbraio 2001,
n. 31) definisce le acque potabili come “acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la
preparazione di cibi e bevande, o per altri usi domestici, utilizzate in un’impresa alimentare per la
fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate
al consumo umano, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione,
mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori”.
L’acqua, per essere potabile, non solo non deve “contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze in
quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana”, ma non deve
superare neanche determinati valori massimi di sostanze non propriamente nocive per la salute. Le norme di
riferimento per la qualità delle acque destinate al consumo umano in Italia sono i Decreti legislativi n.
31/2001 e n. 27/2002, attuativi della direttiva 98/83/CE. Questi decreti prevedono che su tali acque vengano
eseguiti due tipi di controllo analitico chimico-fisico e microbiologico (controlli interni, di responsabilità del
Gestore del Servizio idrico integrato, effettuati in laboratori interni; controlli esterni effettuati dalle Aziende Asl
insieme alle Arpa territorialmente competenti). Il giudizio di idoneità dell’acqua destinata al consumo umano
spetta all’Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente.
L’idoneità viene stabilita sulla base di 62 parametri di qualità chimica, fisica e batteriologica che l’acqua deve
rispettare per  essere considerata potabile. I parametri di qualità sono stabiliti dalle parti A (parametri
microbiologici) e B (parametri chimici) dell’Allegato I di Decreto legislativo 31/2001, dove sono elencati i
valori limite superati i quali occorre provvedere con adeguati interventi.
I principali parametri analizzati sono:
 chimici (solfati, cloruri, calcio, sodio, potassio, magnesio, nitrati, ecc.);
 solventi clorurati;
 metalli (ferro, manganese, cromo, etc.);
 microinquinanti (diserbanti, pesticidi, prodotti intermedi delle aziende chimico-farmaceutiche, etc.);
 microbiologici (coliformi totali e fecali, enterococchi, etc.).
I principali parametri di qualità dell’acqua, loro caratteristiche e limiti di legge previsti: consulta la tabella
La normativa, in particolare all’articolo 13 del D. Lgs. 31/2001, prevede anche la possibilità di stabilire
deroghe ai valori dei parametri “fissati (…) entro i valori massimi ammissibili stabiliti dal Ministero della sanità
con decreto da adottare di concerto con il Ministero dell’ambiente, purché nessuna deroga presenti
potenziale pericolo per la salute umana e sempre ché l’approvvigionamento di acque destinate al consumo
umano conformi ai valori di parametro non possa essere assicurato con nessun altro mezzo congruo”. Il
decreto pone un limite massimo di 3 anni alle deroghe, che devono essere concesse dal Ministero della
Sanità su richiesta delle regioni o delle province autonome, periodo che può essere rinnovato per altri tre
anni sempre dal Ministero. La normativa prevede un terzo e ultimo periodo di deroga, sempre per un massimo di tre anni, da sottoporre direttamente alla Commissione Europea cui spetta la decisione sulla loro
concessione o meno.
Le deroghe dovrebbero essere considerate come uno strumento da adottare in casi eccezionali e
particolarmente critici da affrontare, per concedere più tempo alle autorità competenti di realizzare tutti gli
interventi necessari per diminuire i valori oltre i limiti di legge e garantire acqua di qualità a tutti i cittadini.
Inoltre, una volta adottate, devono essere gestite con grande attenzione e trasparenza
da parte delle amministrazioni competenti e delle società che gestiscono il servizio idrico, per garantire ai
cittadini le informazioni corrette sui rischi per la salute soprattutto per le categorie più sensibili, come i
neonati e i bambini sotto i tre anni, e per questi assicurare una fornitura di acqua che rispetti i limiti fissati
dalla direttiva.
Purtroppo però negli anni sono state spesso adottate con leggerezza secondo il più classico dei copioni da
commedia italiana, ovvero sono state chieste per prendere più tempo per non affrontare i problemi. Ed è
così che, dalle prime deroghe richieste nel 2003, anno entro cui il Decreto Legislativo n. 31 del 2001
obbligava le Regioni a conformarsi ai valori fissati dalla norma, dopo sette anni ancora rimanevano situazioni
in cui i parametri di qualità non sono conformi alla legge e i cittadini italiani bevono acqua la cui qualità è in
deroga.

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” LA CONSULTA BOCCIA L’OBBLIGO DI CONCILIAZIONE ”

La Consulta boccia l’obbligo di conciliazione
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la conciliazione obbligatoria
introdotta due anni fa. Quindi, i cittadini coinvolti in liti civili (in settori quali
successioni, condominio, rc auto, locazioni e contratti bancari) potranno andare
direttamente in giudizio senza fare un tentativo di conciliazione obbligatorio
presso uno degli organismi accreditati del Ministero di Giustizia.
La sentenza della Corte Costituzionale va nella direzione da noi sempre caldeggiata, quella
della conciliazione volontaria e non obbligatoria. Siamo sempre stati favorevoli (e
continuiamo a esserlo) a risoluzioni alternative al Giudice in fatto di controversie, tuttavia
non riteniamo che lo strumento più efficace per facilitare un’ampia partecipazione a questi
sistemi sia quello di renderli obbligatori per legge.
Il successo degli ADR (Alternative Dispute Resolution) risiede nel loro buon funzionamento
che potrebbe essere messo in crisi in partenza se l’accesso, anche da parte delle imprese,
è obbligato e non volontario. Il rischio così è di trasformare tutto in una perdita di tempo o
in un vuoto e formale passaggio burocratico. Un passaggio obbligatorio che, per il
cittadino già oggetto di un danno, poteva trasformarsi in beffa, poiché si vedeva costretto
a dover sborsare subito le 40 euro della conciliazione. In questo modo, in netta
contraddizione rispetto a quanto indicato nella Raccomandazione 98/257/CE, si precludeva
anche il libero accesso alla giustizia garantito dalla nostra Costituzione. Con la sentenza
della Consulta sarà il cittadino a decidere se tentare o meno la strada della conciliazione
prima di rivolgersi al giudice.

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TEL : +39 0131 - 261455 r.a.
FAX : +39 0131 - 317130 r.a.

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